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CRA-PCM - La scelta del genotipo nell'allevamento del pollo biologico a cura di Monica Guarino Amato 2011 Copyright CRA-PCM

Un agricoltore che decida di convertirsi all’agricoltura biologica deve apportare una serie di cambiamenti alla gestione dell’allevamento che riguardano l’alimentazione, la gestione degli spazi, le cure mediche, la prevenzione delle malattie, il benessere animale, il profitto aziendale, la collocazione del prodotto, la certificazione ecc.
Le scelte che adotterà al momento della conversione, indipendentemente dalle motivazioni, condizioneranno l’attività futura e le azioni intraprese per superare eventuali criticità che egli dovrà affrontare. Come tutte le scelte degli agricoltori, esse saranno il risultato di un processo soggettivo al quale contribuiranno punti di vista e specifiche forme di valutazione, la preparazione dell’agricoltore e la sua propensione al rischio, il contesto socio-economico nel quale opera ecc.
Fondamentale per l’adozione di scelte corrette è la disponibilità di informazioni esaustive e corrette; nel caso di un allevatore di polli da carne biologici, una delle informazioni chiave è quella che riguarda la scelta della linea genetica (o genotipo) da utilizzare.
Il Regolamento CE 889/2008, che reca le modalità di attuazione del Reg. 834/2007 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, al punto 5 dell’articolo 12, per scoraggiare il ricorso a metodi di allevamenti intensivi fissa un età minima di macellazione a 81 giorni. In questo modo scoraggia l’uso di linee genetiche utilizzate negli allevamenti intensivi (altrimenti dette pesanti o a rapido accrescimento), che normalmente vengono macellate tra i 42 e i 50 giorni. Sempre nello stesso articolo si chiede agli Stati Membri di redigere un elenco di linee genetiche a lento accrescimento o di stabilire dei criteri di definizioni di tali linee.
L’Italia ha un enorme patrimonio avicolo costituito da razze locali o autoctone o rurali che sono state allevate e conservate negli anni. Queste razze, che sono tutte a lento accrescimento (nel senso che arrivano alla maturità commerciale ben oltre i 100 giorni), possono presentare delle caratteristiche commerciali che non coincidono con le strategie aziendali, hanno delle rese troppo basse o delle età di macellazione troppo elevate e spesso sono difficilmente reperibili in grandi quantità. AI contrario, le linee genetiche commerciali, anche quelle a medio accrescimento (cioè con età di macellazione minime intorno 70 giorni nell’allevamento convenzionale), se allevate col metodo biologico possono presentare delle caratteristiche negative in termini di benessere e qualità della carne.
Detto ciò, qua! è il genotipo adatto ad essere allevato in agricoltura biologica e cosa vuol dire adatto? Possiamo definire un genotipo adatto solo se è a lento accrescimento?
In realtà, la definizione “lento accrescimento” di per sé non ha un significato univoco perché l’accrescimento è condizionato da una molteplicità di fattori che variano al variare della linea genetica utilizzata, dell’alimentazione, della gestione dell’allevamento, del tipo di allevamento.
Per rispondere alla richiesta del Regolamento 889/2008 e per dare un sostegno agli allevatori che si trovano a dover compiere una scelta riguardo a quel genotipo allevare, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha finanziato un progetto sperimentale del CRA “ALAPAS - Avicoli a lento accrescimento e proteine alternative alla soia” nel quale, tra l’altro, vengono definiti i criteri che devono condizionare la scelta del genotipo e stabilire dei valori soglia per definire se la prestazione di un genotipo può essere considerata buona, media o pessima, quando sottoposto a un sistema di allevamento come quello biologico.
Nel progetto “ALAPAS” il CRA- PCM di Monterotondo, insieme al Dipartimento di Biologia Applicata dell’Università di Perugia, ha realizzato un programma sperimentale mettendo a confronto alcune linee genetiche, allevate tutte nello stesso modo e nello stesso tempo. I risultati di tutte le analisi effettuate sono stati confrontati con un metodo che si chiama “analisi multicriteri” che riprende il metodo decisionale che una persona farebbe avendo a disposizione tutti gli elementi conoscitivi e che comprende anche valutazioni di carattere personale (l’importanza che viene data ad alcuni elementi piuttosto che ad altri).
Il metodo utilizzato ha combinato indicatori di benessere animale, economici e qualitativi permettendo di effettuare una valutazione completa dei diversi genotipi avicoli considerati. In questo modo, tutti gli effetti del ritmo di crescita sono stati presi in considerazione e valutati. Nelle scelte individuali intervengono anche fattori non tecnici che dipendono da valutazioni personali, ad esempio un produttore di carne bada più agli aspetti produttivi che portano reddito all’azienda; il metodo multicriteri ha tenuto conto anche dell’importanza soggettiva che viene data ai diversi indicatori a seconda del soggetto interessato (ricercatore, produttore, consumatore).


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