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CRA-PCM: Buone pratiche per la produzione di latte, carne e uova da agricoltura biologica Autori vari 2010 Copyright CRA

L’attuazione del Regolamento (CEE) 2092/91 sull’Agricoltura Biologica e dei successivi Regolamenti (CE) 834/2007 e 889/2008 ha messo in luce una serie dì problemi attuativi legati principalmente allo sviluppo che la zootecnia italiana ha subito negli ultimi 30 anni. La specializzazione delle razze ad alta produzione ha portato alla costituzione di filiere produttive di tipo industriale con utilizzo di razze cosmopolite, diventate le rane dominanti, che necessitano dì elevati input alimentari e di frequenti interventi sanitari.
I principi su cui si basa il Regolamento CE 834/2007 prevedono che la produzione animale sia adatta al sito e legata alla terra, che sì ricorra a razze adatte e a pratiche zootecniche che soddisfino bisogni fisiologi ed etologici della razza allevata, compreso l’esercizio fisico e l’accesso all’aria aperta e al pascolo.
Per rispettare questi principi generali, nei sistemi d’allevamento biologici, la scelta della razza, l’alimentazione animale e la gestione sanitaria della mandria rappresentano i principali punti critici nei sistemi dì allevamento biologici.
In Italia molti allevatori che sì sono convertiti dal convenzionale al biologico hanno continuato ad utilizzare e razze preesistenti in azienda che, nella maggior parte dei casi, erano quelle cosmopolite se non addirittura decisamente “industriali” adatte a sistemi di allevamento intensivi; molti allevatori di nuova costituzione, che hanno dovuto far ricorso al mercato, hanno trovato con maggiore facilità le razze cosmopolite. L’allevamento biologico di questi animali adatti ad allevamenti intensivi risulta particolarmente problematico a causa degli elevati fabbisogni nutritivi per soddisfare i quali bisogna adottare sistemi foraggeri ad alta intensità, il ricorso a mangimi extra-aziendali è molto alto, soprattutto nei monogastrici, e vi è la necessità di ricorrere a forti integrazioni minerali e vitaminiche. D’altra parte le razze meno specializzate o autoctone, che sono più adatte, spesso sono disponibili sul mercato in quantità molto limitate o affatto.
La scelta iniziale dell’allevatore che si converte al biologico, che può essere ispirata da motivazioni molto diverse diventa quindi fondamentale nella conduzione dell’allevamento e nel superamento dei punti critici che egli incontra quando deve applicare Regolamenti comunitari. Gli allevatori si trovano ad affrontare scelte, problemi di allevamento e costi di gestione più alti senza avere un sostegno tecnico specifico.
La struttura delle aziende biologiche è estremamente differenziata, sì va da piccole aziende a conduzione familiare ad aziende di grandi dimensioni appartenenti a gruppi agro-alimentari, I problemi che si riscontrano all’interno delle filiere zootecniche sono quindi molto diversi a seconda della dimensione aziendale e anche la formazione degli allevatori, così come la motivazione della scelta del passaggio al biologico, è molto differenziata.
Il CRA-PCM, Centro di ricerca per la produzione delle carni e il miglioramento genetico di Monterotondo, con i suoi ricercatori, ha partecipato fin dal 1996 a gruppi di lavoro ministeriali per elaborare, discutere e proporre le normative sulla zootecnia biologica insieme a rappresentanti del mondo della ricerca e del BUONE PRATICHE mondo produttivo. Inoltre, nel corso di un’attività pluriennale di sostegno alla zootecnia biologica, ha individuato una serie di criticità delle filiere produttive biologiche legate sia all’applicazione delle normative, che alla gestione dà parte degli allevatori. Nel gennaio del 2009 ha attivato un progetto finanziato dal Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali, che individuasse le ‘Buone pratiche di gestione zootecnica” per la specie bovina, latte e carne, e per la gallina ovaiola ed il pollo. I risultati del progetto si basano su osservazioni sperimentali presso l’azienda del CRA-PCM a Monterotondo, presso l’azienda del Dipartimento di Biologia applicata dell’Università di Perugia e su indagini condotte in azienda presso allevatori di bovini e avicoli biologici italiani.


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