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CREA-OFA - Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani - a cura di C. Fideghelli - Autori vari - Copyright CREA - 2016

Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani

:: Indice ::

:: Volume 1 ::

:: Volume 2 ::

:: Volume 3 ::

Il contesto in cui nasce l’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani è la necessità di rendere sostenibile la gestione delle risorse genetiche in agricoltura, sapendo che le innumerevoli strutture e funzioni in cui è organizzata la biodiversità vengono continuamente modificate dall’uomo attraverso i processi agricoli. A partire dalla biodiversità naturale con la sua molteplicità di animali, piante, microrganismi e di livelli di integrazione ecosistemica, le successive generazioni umane hanno contribuito e contribuiscono a selezionare specifiche risorse genetiche frutticole nei diversi territori. Per la numerosità di ambienti e la complessità della sua storia, l’Italia “delle regioni e dei comuni” risulta particolarmente ricca di varietà autoctone, anche se non è un centro di origine per molte delle specie da frutto.

Nella seconda parte del 1900, i cambiamenti sociali ed economici, l’innovazione tecnologica e il miglioramento genetico hanno reso rapidamente obsoleto il patrimonio genetico diffuso fino a pochi decenni fa, condannandolo al completo abbandono e al pericolo di scomparsa. Tuttavia, ci si è resi conto che i fattori di cambiamento sono talmente numerosi e imprevedibili che la gestione della biodiversità e l’uso delle risorse genetiche rimangono indispensabili per il futuro e che, l’innovazione può trovare un nuovo slancio dalle maggiori conoscenze sui fruttiferi autoctoni, oggi negletti.

La conoscenza dei fenotipi, delle basi genetiche e molecolari, delle specificità di comportamento delle diverse varietà evolute nei differenti territori sono in effetti una risorsa importante per la filiera frutticola e possono risultare molto utili anche per fronteggiare i cambiamenti sociali, economici e climatici, i nuovi consumi, la globalizzazione, i diversi tipi di commercializzazione (dalla vendita diretta in azienda, al mercato rionale, alla grande distribuzione) che inducono continui cambiamenti nelle produzioni e nel concetto stesso di qualità della frutta.

E’ meritorio, quindi, studiare le risorse genetiche autoctone e cercare, dove possibile, di salvaguardare anche i sistemi di coltivazione nei territori nei quali si sono originate. Mantenere e studiare le risorse genetiche autoctone permette anche di valorizzare alcuni servizi accessori della biodiversità (fra cui spicca il paesaggio agrario) che oggi sono importanti per dare un valore ai prodotti locali.

L’Atlante crea perciò una visione per il futuro, partendo dalla descrizione delle risorse genetiche autoctone italiane, descrivendole e quando possibile raccontandone la storia e l’importanza. Una visione in cui le risorse genetiche autoctone sono una risorsa e una fonte di promozione multifunzionale del territorio.

L’immenso patrimonio descritto nell’Atlante potrà in futuro essere ulteriormente caratterizzato e utilizzato per programmi di miglioramento genetico e per produzioni di alto valore. Va sottolineato, che questo lavoro è già molto avanzato per alcune accessioni, come evidenziato dalla scelta del Coordinatore Prof. Carlo Fideghelli di suddividere le varietà autoctone in tre liste, anche in funzione della possibilità di utilizzo nella coltivazione. Le minacce a questa valorizzazione sono legate alla situazione attuale della frutticoltura che si concentra in poche zone e diventa sempre più intensiva e per pochi prodotti di massa, senza “anima”. Il merito dell’Atlante è anche quello di spingere i territori a riappropriarsi delle proprie risorse, affidarle al sistema produttivo locale ed eventualmente di impostare programmi di miglioramento partecipato con il materiale autoctono che più risulta unico e riconoscibile ai fini di aumentare il valore del territorio.

In conclusione, le risorse genetiche autoctone sono importanti come repositorio di geni potenzialmente utili (caratteri pomologici, agronomici e resistenze) per il miglioramento genetico, ma forse ancora di più lo sono come acceleratore della territorialità, capaci di aprire nuove porte per lo sviluppo di attività economicamente importanti che, lungi da essere tradizionali e povere, possono avvalersi delle moderne tecnologie e raggiungere un numero crescente di consumatori. Grazie alle conoscenze dell’Atlante, si possono allargare le coltivazioni di varietà autoctone nei diversi territori e stimolare il miglioramento genetico verso prodotti con profumi e sapori unici, ampliando il numero di consumatori consapevoli della qualità e della salubrità dei prodotti locali e aumentando le possibilità economiche degli operatori della filiera frutticola.

 


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