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CRA-ABP - Linee guida per la gestione delle problematiche fitosanitarie del castagno - Autori vari - Copyright CRA - 2014
Aspetti generali e avversità. Il castagno europeo (Castanea sativa) è una pianta arborea molto longeva (può vivere diverse centinaia di anni) e può raggiungere dimensioni imponenti (altezze fino a 35 m e circonferenze che possono superare anche 20 m). Questa pianta, diffusa tipicamente in ambienti forestali, appartiene alla famiglia delle Fagaceae (o Cupuliferae), famiglia nella quale sono incluse anche altre piante che caratterizzano i nostri boschi, per esempio faggi (genere Fagus) e querce (genere Quercus), oltre a specie appartenenti a generi presenti allo stato spontaneo solamente in altre aree geografiche (Castanopsis, Lithocarpus e Nothofagus). Nel genere Castanea sono elencate anche specie di castagni che sono originari di altri continenti, ovvero le specie asiatiche e americane: C. mollissima della Cina, C. crenata del Giappone e C. dentata dell’America settentrionale. A queste specie, che sono in generale le più note poiché ampiamente coltivate (allo stato attuale o in passato), si affiancano altre specie meno importanti sul piano economico, alcune delle quali comunque oggetto di coltivazione e/o utilizzate per l’ibridazione con i castagni più comuni. Concetto ormai sostanzialmente condiviso è che il castagno europeo trova il suo areale di origine nel bacino del Mediterraneo: sulle montagne dell’Europa meridionale, dell’Africa settentrionale e della penisola anatolica. Da questo areale originario, nel corso dei millenni, il castagno è stato diffuso dall’uomo soprattutto per le caratteristiche nutritive dei suoi frutti, prima in diverse regioni europee, in particolare dell’area centro-meridionale (soprattutto per opera di Fenici, Greci, Etruschi e Romani), poi in altri Paesi del mondo (per esempio USA, Australia e Nuova Zelanda). Per secoli le castagne sono state una delle fonti alimentari principali di generazioni di popolazioni montane e la coltivazione del castagno ha raggiunto la sua massima espansione, per lo meno in Italia, intorno alla metà del 1800. Da allora, per varie ragioni (sociali, economiche, ma anche fitosanitarie) la coltivazione del castagno è andata progressivamente riducendosi. Anche se oggi la castanicoltura non rappresenta una delle voci più importanti nell’eco- Il castagno e la castanicoltura in Italia nomia italiana, costituisce comunque una significativa realtà dal punto di vista storico-culturale, paesaggistico-ambientale oltre che dal punto di vista produttivo, rappresentando una voce di rilievo nell’indotto economico di molte realtà territoriali altrimenti destinate alla marginalità. Si può inoltre ricordare che la tutela e la conservazione del patrimonio castanicolo trova oggi un nuovo spunto per effetto delle nuove e rivalutate linee alimentari a base di prodotti di castagne, anche a livello mondiale, cosa che può dare un nuovo slancio alla coltivazione del castagno.

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