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CRA-VIT - Da Stazione Sperimentale di Viticoltura (1923) a Centro di Ricerca per la Viticoltura (2013) – Copyright CRA - 2013

NOVANT’ANNI A SERVIZIO DELLA VITICOLTURA DI QUALITÀ

Nel riandare col pensiero agli anni in cui veniva istituita l’allora “Stazione Sperimentale di Viticoltura di Conegliano”, sono molti gli spunti di riflessione e gli insegnamenti di cui possiamo giovarci nel presente.

Si era all’indomani del primo conflitto mondiale, che proprio in queste zone, sulle rive del Piave, aveva lasciato le più profonde ferite nelle popolazioni e nel territorio.

La viticoltura, fondamento dell’economia locale, era praticamente tutta da ricostruire. I vigneti, già duramente provati dal flagello fillosserico, erano stati annientati dalle devastazioni belliche, che non avevano risparmiato neppure la Scuola Enologica, ridotta a un cumulo di macerie.

Se si considera il problema nel suo complesso, unitamente alla difficile situazione economica e sociale dell’intero Paese, il ripristino della viticoltura allo status quo prebellico era un’impresa non di poco conto.

Eppure lo sguardo dei “padri fondatori” della Stazione Sperimentale per la Viticoltura, Michele Giunti e Giovanni Dalmasso, volava ancora più in alto, e considerava con lucidità e lungimiranza le nuove sfide che incombevano sul mondo della viticoltura.

Rileggendole con gli occhi di oggi, le parole con le quali nel 1924 venivano descritte le problematiche della filiera vitivinicola ci colpiscono per la loro sorprendente attualità: “Da un lato i sempre più gravi attacchi di parassiti animali e vegetali, alcuni dei quali sembrano in questi ultimi anni aver acquistato una nuova virulenza; e le sempre più formidabili spese di coltivazione, per gli altissimi salari della mano d’opera e per i costi non meno alti delle materie prime; dall’altro le minaccie, aperte o velate, che si profilano all’orizzonte economico della nostra viticoltura, per la concorrenza di altre nazioni di antica o recente storia viticola; per una malintesa lotta contro l’alcoolismo, che confonde l’uso con l’abuso, le bevande sane con quelle intossicanti; per il disagio economico, che va acuendosi con la crisi industriale e la disoccupazione, e che va restringendo il consumo del vino…”.

I problemi diventavano insomma sempre più complessi, e ormai fuori dalla portata dell’esperienza tecnica allora disponibile. Occorreva intensificare “con urgenza sempre più affannosa”, sono ancora le loro parole, gli studi e le ricerche per la soluzione dei nuovi problemi. Solo la realizzazione di una o più Stazioni Sperimentali di Viticoltura, fu la loro conclusione, poteva soddisfare la domanda di nuove conoscenze tecnico-scientifiche.

L’obiettivo della nuova Stazione Sperimentale fu perseguito con determinazione, ma il cammino non fu privo di ostacoli.

E anche qui non mancano interessanti parallelismi con la realtà attuale della ricerca scientifica. In primo luogo si dovette fare i conti con l’assenza di fondi da parte dello stato centrale, costretto a pesanti tagli della spesa pubblica, data la criticità della fase di ricostruzione post-bellica, e con la necessità di reperirli presso altre realtà, presso istituzioni locali e soggetti privati. E, come troppo spesso succede anche oggi, per far partire le attività si dovette fare “massimo affidamento sullo spirito di sacrificio e sul disinteresse del personale della Stazione”.

Da allora generazioni di ricercatori e tecnici si sono succedute in un ininterrotto lavoro di studio e sperimentazione. La Stazione, ora Centro di Ricerca per la Viticoltura, è cresciuta in dimensioni, personale e dotazione strumentale, e nel corso degli anni si è ritagliata un ruolo di prestigio nel panorama scientifico nazionale e internazionale.

Questo volume che ho il piacere di presentare, offre un’esauriente rassegna delle ricerche e delle attività di servizio svolte dal Centro, che possono essere raggruppate per i settori che interagiscono a filiera e in sintonia con le linee strategiche stabilite dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e dagli organi istituzionali del territorio.

La longevità di questa istituzione scientifica, che oggi celebriamo con orgoglio, unitamente al progresso del settore viti-vinicolo italiano, al quale ha contribuito, sono la migliore dimostrazione che investire in ricerca e conoscenza è una scelta vincente, anche in tempi di crisi e di difficoltà economiche come quelli che stiamo vivendo.


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