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Unità di ricerca per le colture alternative al tabacco (Scafati SA)
Direttore - ERNESTO LAHOZ

Sede centrale - SCAFATI
Unità di ricerca per le colture alternative al tabacco (Scafati SA)
Via Pasquale Vitiello, 106 -
84018 - SCAFATI
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Storia

Regio Istituto Sperimentale per la coltivazione dei Tabacchi di Scafati Il Monopolio italiano dei tabacchi, subentrante nel 1862 alle analoghe istituzioni operanti negli Stati della penisola prima dell'unità, dopo un lungo periodo di consolidamento, si convinse dell'opportunità di attivare un Istituto di sperimentazione dei tabacchi, per contribuire al miglioramento della produzione nazionale e ridurre il pesante disavanzo commerciale del settore. L'attività dell'Istituto si sarebbe esplicata mediante la ricerca agronomica e tecnologica e la formazione dei quadri tecnici del Monopolio, incaricati di fornire una capillare e minuziosa assistenza ai coltivatori, nel contesto di un settore allora verticalmente integrato.
L'idea era stata del dott. Leonardo Angeloni, tecnico del Monopolio esperto di miglioramento genetico del tabacco, e del prof. Orazio Comes, illustre botanico della Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, dotto nicozianologo, autore, tra l'altro, di una celebre Monographie du genre Nicotiana, comprenant le classement botanique des tabacs industriels, di una ben documentata Histoire, géographie, statistique du tabac - son introduction et son expansion dans tous les pays e di una classificazione dei tabacchi coltivati, Delle razze dei tabacchi - filogenesi, qualità ed uso. Lo stesso Comes, che conosceva molto bene l'area di Pompei, per aver studiato l'iconografia botanica delle rovine della città sepolta dal Vesuvio, indicò una sede idonea nell'ex "Regio Polverificio Militare", situato a poca distanza dagli scavi, dotato di quindici ettari di fertile terreno irriguo, tra il fiume Sarno e il canale Bottaro, nel comune di Scafati e nella circoscrizione tabacchicola di Cava dei Tirreni. Le attività del Polverificio erano state molto recentemente dismesse, per la costruzione, da parte dello Stato unitario, di una nuova fabbrica di esplosivi nel basso Lazio, e la trasformazione del sito in Regio Istituto Sperimentale per la coltivazione dei Tabacchi, istituito con Decreto Reale n. 110 del 25 aprile 1895 e posto sotto la vigilanza del Ministero delle Finanze, servì anche a ridurre l’impatto sui livelli occupazionali della scomparsa del Polverificio.
Il primo incarico di direzione venne affidato al dott. Leonardo Angeloni, che organizzò l'Istituto in tre divisioni o reparti tecnici e un ufficio amministrativo. Il reparto scientifico-didattico, con laboratori di chimica, microscopia e batteriologia, era dedicato alla ricerca e alla formazione, mentre i reparti agrario e industriale curavano la fase che oggi si direbbe di sviluppo, in riferimento ai due poli della filiera. Vennero presto attivati corsi di insegnamento e aggiornamento per tecnici qualificati e operatori. I temi affrontati riguardavano in particolare i tabacchi da sigari, prodotto ancora maggioritario nel consumo: miglioramento genetico, operazioni di coltura e cura, fermentazioni, condizionamento e conservazione del tabacco in foglia. Lo stesso Angeloni diede un contributo rilevante al miglioramento genetico, costituendo cultivar di tabacchi da sigari adatte agli ambienti italiani e ancora in coltura, con una metodologia di reincrocio che a un contemporaneo studioso nordamericano della materia, lo Shamel, risultava abbastanza audace, in contrasto con la convinzione, sua e di altri esperti americani, che l'incrocio non potesse essere di alcuna utilità nel miglioramento genetico del tabacco. Per i meriti riconosciuti al suo promotore e primo direttore, con Regio Decreto n. 974 del 30 giugno 1921, l'Istituto venne intitolato a Leonardo Angeloni, ed è lecito paragonare la funzione esercitata dall'Angeloni per il progresso della tabacchicoltura italiana a quella del contemporaneo Strampelli per la cerealicoltura.
Con il ritiro dell'Angeloni l'attività dell'Istituto per la diffusione e il consolidamento della tabacchicoltura si estese ai tipi di tabacco orientali (da sigari fini e sigarette) e nordamericani chiari (Maryland, Burley e Virginia Bright, per sigarette di gusto speciale). L'Istituto fu articolato in sette sezioni: agronomia e genetica pratica; industriale; biologia; patologia; chimica agraria; zimologia; bibliografia, fotografia scientifica, economia della coltivazione e industria. Inoltre vi era un reparto autonomo di costruzioni e meccanica. Le attività di sperimentazione potevano giovarsi di numerosi campi sperimentali situati nei 9 compartimenti di coltivazione del tabacco di Verona, Bologna, Firenze, Arezzo, Perugia, Cava dei Tirreni, Benevento, Palermo, e Sassari. Il livello di integrazione verticale del settore e la partecipazione dell'Istituto all'assitenza tecnica, sia direttamente che mediante i corsi di formazione dei tecnici, consentiva di avere un quadro adeguato dei problemi e delle priorità di intervento. Ciò tuttavia non impedì il perseguimento di ricerche più "di base", prevalentemente nei campi botanico e genetico, che diedero notorietà al dott. Achille Splendore, seguito all'Angeloni nella direzione dell'Istituto, e al dott. Giuseppe Emilio Anastasia.
Nel primo trentennio di vita l'Istituto costituì, secondo l'espressione dello studioso russo-austriaco Igor Bolsunov, "la mecca della tabaccologia", ispirando imitazioni in vari altri paesi. Il "Bollettino Tecnico" dell'Istituto di Scafati, pubblicato con continuità fin dai primi anni, divenne un veicolo privilegiato per la diffusione degli studi sul tabacco. A segno della notorietà raggiunta dall'Istituto lo Splendore fu invitato dal governo brasiliano ad organizzare la sperimentazione e la tabacchicoltura di quel paese. Altre istituzioni a supporto della tabacchicoltura Negli anni tra le due guerre mondiali si ebbe un'espansione delle strutture di supporto alla tabacchicoltura, interpretabile sia come fenomeno imitativo, e quindi riprova del successo dell'Istituto di Scafati, sia come fenomeno rivelatore di una non corrispondenza alle attese di tale Istituto. Il moltiplicarsi delle strutture non sembra tuttavia aver portato a una crescita nell'incisività della ricerca. Nel 1924 il Monopolio aprì una sezione dell'Istituto a Verona, associandola in un medesimo fabbricato alla manifattura dei tabacchi e alla direzione compartimentale delle coltivazioni, con compiti di sviluppo relativamente ai tabacchi scuri nell'area veronese, anche attraverso corsi teorico-pratici sulla produzione e cura del tabacco Kentucky.
Nel 1929 venne costituito dal Gruppo Industriali del Tabacco l'Ufficio Nazionale di Protezione del Tabacco Italiano, con sede in Roma, allo scopo di completare in campo tecnico ed economico l'attività del Gruppo. Dotato di un nuovo statuto e di personalità giuridica con Regio Decreto 10 dicembre 1931 n. 1820, assumeva il nome di Ente Nazionale per la Protezione del Tabacco Italiano, e successivamente, con Regio Decreto 4 luglio 1935 n. 2265, diventava Ente Nazionale per il Tabacco, con compiti di promozione di studi e sperimentazioni sul tabacco, di assistenza ai produttori e ai rivenditori, e di supporto all'esportazione dei tabacchi greggi. A sostegno dell'attività degli Istituti di Scafati e di Lecce, l'Ente finanziava sperimentazioni in campo, costruzioni di strutture (semenzai a Lecce, Sezione di Zimologia del tabacco a Scafati), corsi di specializzazione (Scafati), stampa di libri e materiale informativo. Inoltre finanziava borse di studio per la formazione di tecnici qualificati, erogava premi ai coltivatori, e produsse documentari filmati sui processi di coltivazione e manifattura dei tabacchi oltre a un film di fantasia sul tabacco.
Nel 1930 venne istituito a Lecce dai concessionari delle coltivazioni del Salento l'Istituto Sperimentale per la Tabacchicoltura Salentina "Luigi Starace Cilento", articolato in sezioni di agronomia, biologia, trasformazione industriale, propaganda e assistenza ai tabacchicoltori, con compiti di studio e sperimentazione sui tabacchi levantini. L'Istituto era sostenuto finanziariamente dai concessionari: per esempio nel 1931 i contributi a favore dell'Istituto ammontavano, per ogni quintale netto di prodotto consegnato e ammesso al pagamento, a L. 2 per la varietà Xanthi, L. 1,50 per la Perustitza, e L. 1 per l'Erzegovina. L'Istituto ottenne il riconoscimento giuridico con Regio Decreto 25 maggio 1936 n. 1161.
Nell'ambito della politica autarchica del periodo queste strutture contribuirono probabilmente a ridurre le importazioni di prodotto greggio, scese dal 71% del consumo totale nel 1915 al 10% nel 1935.
Tuttavia una stanchezza delle istituzioni, tra le cui cause si può includere l'organizzazione dirigistica e burocratica e una scarsa cura per la formazione di ricercatori professionali, doveva essere palese se nel 1942 l'Ente Nazionale per il Tabacco proponeva di costituire ancora un Centro di Studi e Ricerche sul Tabacco, con lo scopo di potenziare le attività di ricerca nel settore, adducendo a motivo le difficoltà in cui si era venuto a trovare l'Istituto "Leonardo Angeloni", impegnato con poco personale scientifico in una notevole mole di lavori. Lo stato di guerra non consentì comunque la realizzazione di tale disegno. L'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi di Roma L'argomento fu ripreso a guerra appena conclusa, nel 1946, accorpando, con Decreto Legislativo Luogotenenziale del 26.3.1946 n. 297, nell'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi (ISST), con sede in Roma e ancora sotto la vigilanza del Ministero delle Finanze, i tre Enti esistenti all'epoca: l'Istituto "Leonardo Angeloni", l'Ente Nazionale per il Tabacco, e l'Istituto per la Tabacchicoltura Salentina. Con D.M. del 26.3.1946 veniva fissato lo statuto e la sede di Scafati veniva organizzata in quattro Sezioni: agraria, chimica, tecnologica, culturale (documentazione, biblioteca, rapporti con l'estero, corsi didattici). La Sezione di Verona nel 1954 acquisiva un'area a Bovolone (VR), costruendovi un locale per la cura ad aria di notevoli capacità, un magazzino-tabacchificio per la cura, fermentazione e lavorazione di tutti i tipi di tabacco, una serra e una palazzina per uffici e laboratori. Nel 1957 la Sezione di Lecce acquisiva una nuova sede costruendovi nuovi laboratori scientifici. Nel 1968 venne costruita una nuova sede anche a Scafati, ritenendosi non più idoneo l'edificio costruito appena una settantina di anni prima e che successivamente avrebbe subito dal terremoto del 1982 lesioni tali da renderlo inagibile.
Per un quarto di secolo ancora il nuovo Istituto continuò ad affiancare alle attività di ricerca e sviluppo i corsi di formazione, tenuti a Casalina (Perugia), in convenzione con la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia e la Fondazione per l'Istruzione Agraria, con docenti dell'Università, tecnici del Monopolio e dell'Istituto di Scafati. In questo periodo l'Istituto contribuì a promuovere lo sviluppo di una cooperazione internazionale in campo scientifico, partecipando alla fondazione del Centro di cooperazione per la ricerca sul tabacco (CO.RES.TA.), con sede a Parigi, che finora ha provveduto a mantenere un'aggiornata bibliografia tabaccologica, ad organizzare congressi scientifici annuali e a costituire un ambito di lavoro internazionale sulle tematiche agronomiche, tecnologiche e del fumo. Negli anni '60 l'Istituto fu particolarmente coinvolto nella messa a punto di varietà resistenti e metodi di lotta contro la peronospora del tabacco, comparsa in Italia nel 1960 con distruzioni molto estese delle colture. L'Istituto Sperimentale per il Tabacco di Scafati L'ISST rimaneva tuttavia afflitto da dirigismo e burocratizzazione, dovuti a una gestione quasi diretta da parte del Monopolio, ed entrò in una fase di stallo quando, con l'instaurazione del mercato comune europeo, il primo regolamento comune del tabacco liberalizzò la coltivazione, assicurandole protezione e sostegno a carico della Comunità. Infatti, venuta meno la necessità del Monopolio di gestire e controllare in prima persona tutte le fasi della coltura del tabacco in Italia, è cessato anche l’interesse ad avere una struttura di ricerca, con i connessi costi di funzionamento. L’Istituto ha quindi conosciuto una fase di declino, in cui il turnover del personale tecnico e scientifico era stato pressoché bloccato, riducendone il numero a pochissime unità. Dopo una fase di incertezze, il destino dell'Istituto fu deciso in sede parlamentare, con la Legge 6 giugno 1973, n. 306, che istituiva l'Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST) e lo collocava tra gli Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria vigilati dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste, con sede in Scafati. L'ordinamento dell’Istituto, secondo le disposizioni della legge n. 1318/1967 istitutita degli IRSA, era indirizzato a studi e ricerche riguardanti: la genetica, il miglioramento e la costituzione delle varietà coltivate di tabacco, il controllo della produzione e della certificazione del seme; la biochimica; le tecniche di coltivazione e di cura; la difesa fitosanitaria in campo e in magazzino; le tecniche di lavorazione, di fermentazione e di trasformazione del tabacco, nel quadro delle esigenze dell'industria manifatturiera, nonché le indagini economiche sulla produzione, lavorazione e commercio del tabacco. L'Istituto era articolato in sei Sezioni Operative Centrali (OPC) e in Sezioni Operative Periferiche (SOP) in Lecce, Bovolone e Roma. Nel periodo successivo al passaggio al sistema degli IRSA, è avvenuta una fase di ricostruzione della struttura, principalmente per il personale, con l'arrivo di ricercatori e tecnici assunti in base a concorsi nazionali secondo normative comuni ad altre istituzioni di ricerca. Dal 1993, data di messa a riposo dell'ultimo Direttore Ordinario dell'IST prof. Marcelli, l'Istituto ha avuto una serie di vicissitudini che ne hanno condizionato negativamente il funzionamento, legate soprattutto alle seguenti cause: l'alternanza dal 1993 al 2007 di undici Direttori incaricati con un avvicendamento quasi annuale; finanziamenti per l'ordinario funzionamento della struttura appena sufficienti per la gestione corrente, anche quando l’Istituto ha avuto accesso a progetti di ricerca sostanziosamente finanziati; un'attività di ricerca non omogenea svolta nell'ambito delle diverse Sezioni dovuto soprattutto alla diversa specializzazione. Alcune Sezioni come quelle di Biologia e Difesa, Genetica, Biochimica e Tecniche Colturali si sono potute meglio relazionare con altri Enti ed Organismi di ricerca, portando avanti studi di campo e di laboratorio. L'attività svolta nell'ambito delle Sezioni di Tecnica delle Lavorazioni e di quella di Cura e Fermentazione, ha presentato maggiori difficoltà legate soprattutto sia al tipo di ricerca, molto specifica ed unica sul territorio nazionale, e qundi alla limitata possibilità di instaurare collaborazioni scientifiche con altri Enti. La riforma degli iRSA - L’IST nel Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura A partire dal 2004, l'attività di ricerca svolta ha subito una notevole modifica grazie, a livello generale, all'applicazione della legge n. 454/1999 di riforma degli Istituti, con la conseguente costituzione del C.R.A., ma, più specificamente, soprattutto alla definitiva affermazione, a livello comunitario e nazionale, del convincimento della pericolosità del fumo di tabacco per la salute umana. Pertanto, questa svolta definitiva di politica agricola, sommata alla già preesistente decisione del Fondo Comunitario del tabacco di utilizzare le somme disponibili per il sostegno di iniziative miranti alla riconversione dei tabacchicoltori, ha imposto all'Istituto Sperimentale per il Tabacco di intraprendere filoni di ricerca rivolti alla individuazione di colture che sostituiscano il tabacco, assicurando redditi equivalenti e livelli di occupazione paragonabili nel settore strettamente agricolo e nell’indotto. Nel passaggio formale al Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, la struttura è stata infatti ridenominata come Unità di ricerca per le Colture Alternative al Tabacco ed inserita nel Dipartimento di Biologia e Produzione Vegetale. La nuova denominazione è apparsa legata alla contingenza dell’impegno dell’Istituto in un gruppo di progetti finanziati dalla Comunità europea nell’ambito dei fondi FEOGA, proprio sulle Colture alternative al tabacco.

Attività

Nella seconda metà degli anni '70, una quota importante delle ricerche condotte presso l'IST era costituita da studi per il miglioramento e l'ottimizzazione di tutto il complesso delle tecniche di coltivazione dei tabacchi, ivi compresi gli aspetti genetici, agronomici, di difesa, di cura e di tecnologie di trasformazione, continuando linee di indagine già presenti nella storia dell’Istituto. Sono stati curati anche aspetti poco usuali del tabacco, come ad esempio l’aspetto innovativo della produzione di proteine, come uso alternativo della coltura, oppure, in linea con un meno recente passato, la degradazione microbica della nicotina ad opera di microrganismi isolati dalle foglie di tabacco, per la riduzione della pericolosità dei residui della lavorazione del tabacco in funzione dello smaltimento. L'Istituto aveva stabilito e mantenuto nel tempo numerosi rapporti di collaborazione con le Regioni produttrici di tabacco, per studiare aspetti specifici della coltivazione negli ambiti locali. In questa ottica, erano stati rafforzati i rapporti fra la sede centrale dell'Istituto e le due sedi periferiche di Bovolone e Lecce, la prima orientata alle problematiche dei tabacchi di tipo Virginia Bright, coltivati in Veneto, la seconda verso i tipi detti “Orientali”, tipici della Puglia. Gli anni '80 hanno visto l'Istituto impegnato in diversi progetti di lungo respiro, finanziati sia dalla Comunità Europea che dal Ministero. Il primo progetto, di durata quinquennale ed iniziato nel 1979, era incentrato sul miglioramento qualitativo dei tabacchi orientali per renderli più conformi alle esigenze del mercato. Occorre ricordare che, con la cessazione del regime di monopolio nella coltura del tabacco, in alcuni ambiti, scomparso il controllo esercitato dai tecnici agrari del Monopolio su tutte le fasi della coltivazione, si era verificata una notevole perdita di qualità del tabacco coltivato. In particolare, questo era accaduto per la coltivazione dei tabacchi orientali in Puglia, anche grazie alla recente disponibilità di irrigazione. Il progetto ha consentito il recupero e la fissazione dei caratteri di tipicità di precedenti cultivar di tabacco orientale, andate quasi perse. Un secondo progetto, sempre finanziato dalla Comunità Europea, verteva sull'introduzione di nuovi itinerari colturali per le varietà Burley e Bright, con la riconversione a cultivar di tipo detto “americano” e l'adozione di nuove tecniche di coltivazione e cura adatte all'ottenimento di prodotti simili a quelli provenienti dagli Stati Uniti. Completava il progetto uno studio su possibili interventi di risparmio energetico, per la cura del tabacco Bright in Umbria e Veneto, con prove sia di combustibili alternativi al gasolio, sia mediante lo sfruttamento dell'energia solare. Nella seconda metà degli anni '80, il Ministero dell'Agricoltura aveva finanziato un progetto di sviluppo di tecnologie avanzate in agricoltura, cui l'Istituto ha partecipato con 3 unità operative. Lo scopo del progetto era di stabilire la basi per l'implementazione di nuove tecniche di biotecnologia negli IRSA (costituzione di una conoscenza diffusa delle nuove tecniche; acquisizione di una dotazione strumentale di base). I tre gruppi si sono interessati di colture in vitro, di biologia molecolare, dell'impiego di rizobatteri per promozione di crescita e protezione da patogeni. Sempre nello stesso periodo è cominciato un altro progetto a finanziamento ministeriale, dedicato allo studio degli ordinamenti colturali per la conservazione della fertilità del suolo. Il progetto coinvolgeva diversi Istituti ed alcune Facoltà di Agraria, per un periodo di 6 anni, ed ha contribuito a formare una conoscenza diffusa fra colleghi che si incontravano per la prima volta a collaborare ad una ricerca di ampio respiro, sia dal punto di vista disciplinare, sia per l'ampiezza temporale delle attività. A fine degli anni '80, l'Istituto ha portato avanti un progetto per l'introduzione del tabacco nelle aree interne del Mezzogiorno, finanziato dall'Agenzia per il Mezzogiorno, con lo scopo di studiare la possibilità di una coltura con buone prospettive di reddito in aree svantaggiate. Nel novero delle attività legate a studi di carattere specifico sulla coltura del tabacco, sono da citare la scoperta in Italia di un insetto parassita (Epitrix hirtipennis), del quale è stata studiata la biologia e le forme di lotta; lo studio alcune problematiche legate alle lavorazioni post cura del tabacco (analisi cromatica delle foglie curate, in funzione di possibili impieghi di sistemi di cernita elettronica, oppure per la stima rapida di caratteristiche intrinseche del prodotto); indagini su aspetti vari della tecnica di coltivazione e cura dei tabacchi per ottimizzare la qualità del prodotto curato. Gli anni '90 hanno visto l’allargamento delle collaborazioni di ricercatori dell’Istituto in ambiti disciplinari non più strettamente legati al tabacco come coltura da reddito, ma come pianta modello per lo studio di aspetti di fisiologia vegetale; infatti, una unità operativa dell'IST ha partecipato ad un progetto finanziato dal CNR sullo studio della senescenza delle piante, in collaborazione con altri Istituti della rete IRSA ed Università. La pianta di tabacco si è dimostrata utile, per le sue caratteristiche di pianta monocaule con foglie di grandi dimensioni di età strettamente decrescente con la posizione sul fusto, per le indagini sulle transizioni sink-source innescate dalla senescenza. Nello stesso periodo è situato l'inizio di 6 progetti di ricerca internazionali, finanziati dalla Comunità Europea, per il miglioramento della qualità, intesa in senso ampio, del tabacco europeo. Le richieste della Comunità erano in funzione di una riduzione dei componenti dannosi del fumo (alcaloidi, catrame, altri composti azotati; residui di sostanze agrochimiche usate contro malattie crittogamiche, studio e gestione del contenuto di metalli pesanti) e per una riduzione dell'impatto ambientale della coltura (impiego di tecnologie ecocompatibili per il controllo degli insetti e dei virus; messa a punto di strumenti utili alla gestione della concimazione azotata nella coltivazione del tabacco, studio degli effetti della salinità di acque e suoli sulla crescita della pianta e sulla qualità del prodotto). E’ cominciata in quel periodo l’attenzione che è stata successivamente dedicata agli effetti degli apporti di fertilizzante sulla dotazione di azoto del terreno e sulla risposta della pianta, alle dinamiche temporali caotiche delle forme di azoto minerale nel suolo, alle interazioni fra le piante, ed i loro apparati radicali, e la distribuzione spaziale Una ricaduta particolarmente efficace dei progetti europei è stato l'allargamento a livello sovranazionale della rete di conoscenze e collaborazioni di cui l'Istituto ha cominciato a far parte. L’Istituto sta partecipando ai progetti a finanziamento MiPAAF su collezioni di microrganismi di interesse agrario ed agroindustriale e sulle risorse genetiche vegetali, con una unità operativa in ciascuno dei due. Nell’ambito del progetto Collezioni di microrganismi viene curata la costituzione ed il mantenimento di una collezione di funghi patogeni e/o antagonisti di patogeni per colture diverse; all’altro progetto fanno capo la conservazione e la caratterizzazione di germoplasma appartenente al genere Nicotianae, in cui sono curati anche aspetti legati alla valorizzazione del materiale in collezione (ad esempio per l'uso ornamentale di alcune specie ibride di Nicotianae). L'Istituto ha completato lo studio della genotossicità del condensato da fumo di tabacco su cellule animali ed umane, iniziato, nei suoi aspetti agronomici, negli anni '80 e proseguito ultimamente grazie ad un progetto ad hoc finanziato dal MiPAF. Fra gli argomenti di interesse degli ultimi anni, sono da citare: studio di metodi di lotta biologica mediante microrganismi antagonisti di fitopatogeni; studio delle interazioni pianta/ospite nel caso sia di microrganismi fitopatogeni che di microrganismi antagonisti; isolamento e caratterizzazione chimica di metaboliti di colture fungine aventi attività biologica, attività che, per una delle sostanze individuate ed isolate ha prodotto un primo brevetto per attività antifungina e la successiva messa in evidenza di attività antitumorale su cellule umane; caratterizzazione della lepidotterofauna di colture ortive e del tabacco; indagini sulle problematiche poste dalle tecniche di irrigazione e dai rapporti con la qualità del tabacco; studio delle dinamiche temporali del contenuto di azoto minerale del terreno in funzione di diversi input agronomici; caratterizzazione di isolati fungini, patogeni ed antagonisti, nel cui ambito è stato individuato un nuovo raggruppamento subspecifico di un fungo fitopatogeno (Rhizoctonia solani); Nel decennio 2000-2010, nello spettro delle attività portate avanti presso la struttura, un ruolo predominante è stato occupato da un insieme di progetti finanziati dalla Comunità europea nell’ambito del fondo FEOGA, miranti ad accompagnare i produttori di tabacco nella difficile fase di transizione ad altre colture, in conseguenza dell’adozione dei nuovi regolamenti comunitari che attuano i principi della nuova PAC. I progetti sulle colture alternative al tabacco e sulla diffusione delle alternative (CoAlTa e DiAlTa) hanno impegnato la struttura per più di un quinquennio ed hanno segnato il confine fra la specializzazione colturale precedente ed un nuovo corso più diversificato, che appare sempre più spostato verso l’orticoltura, quasi unico itinerario colturale potenzialmente in grado di fornire redditi significativi anche ad aziende agricole delle dimensioni tipiche degli areali campani ed in generale del sud. Rientrano nell’indirizzo orticolo anche altre attività condotte per conto e con finanziamenti della Regione Campania, nel contesto del Centro Orticolo Campano, un raggruppamento di strutture di ricerca pubbliche e private costituito su iniziativa della Regione Campania, cui la Regione ha affidato il compito di valorizzare colture tipiche, caratterizzandole e curandone la dimostrazione a favore degli agricoltori regionali.

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