COMUNICATO STAMPA
APENET, LA MORIA DELLE API SOTTO LA LENTE DEL CRA
Per salvare le api e le colture agricole occorre modificare i metodi di lotta agli insetti dannosi
Il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura presenta a Roma in una conferenza stampa i risultati di un importante progetto di ricerca sui meccanismi che causano la mortalità delle colonie di api sul territorio nazionale. Lo studio è stato condotto con una innovativa metodologia di monitoraggio “in campo”
Roma, 18 aprile 2012. La mortalità degli alveari italiani rappresenta una grave minaccia ecologica ed economica: si stima infatti che tramite l'impollinazione le api sostengano la vita dell'84% delle piante e del 75% di quelle di interesse alimentare. Per questo è particolarmente importante capire quali sono le cause e gli effetti di questo fenomeno. Il CRA - Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, grazie al finanziamento del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, lo ha fatto con “APENET: monitoraggio e ricerca in apicoltura”, lo studio condotto da un team di ricercatori coordinati dal CRA-API, Unità di Ricerca sull'Apicoltura e la Bachicoltura con sede a Bologna e diretta da Marco Lodesani.
Dei risultati e della metodologia di studio della ricerca si è parlato a Roma durante la conferenza stampa tenutasi presso la sede del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, alla presenza del coordinatore della ricerca Marco Lodesani direttore del CRA-API, capofila del progetto, di Franco Mutinelli dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, Franco Pennacchio dell'Università Federico II di Napoli, Andrea Tapparo dell'Università di Padova e Francesco Nazzi dell’Università di Udine.
Alla base della ricerca, una metodologia innovativa, ovvero la creazione di una rete di monitoraggio nazionale, costituita da 28 centraline biologiche, formate da alcune decine di alveari ciascuna, per un totale di 1350 alveari distribuiti sul territorio. L'analisi dei dati raccolti attraverso il monitoraggio “in diretta” di ciò che accadeva negli alveari, ha permesso di realizzare un'indagine sistematica dell'andamento e sulla distribuzione geografica delle malattie conosciute e dell'insorgenza delle nuove collegate alla presenza di residui di pesticidi ed è stato propedeutico alla creazione di un database sullo sviluppo degli alveari e il loro stato sanitario in Italia.
“E’ stato messo in evidenza il ruolo che alcune molecole neurotossiche utilizzate in agricoltura, hanno nei fenomeni di mortalità e di spopolamento verificatosi negli scorsi anni – ha spiegato il direttore del CRA-API di Bologna Marco Lodesani - ma a contribuire a questo fenomeno è anche il tipo di agricoltura moderna praticata in Europa. Gli studi che hanno caratterizzato APENET hanno infatti dimostrato la presenza di effetti sinergici e di interazioni tra le diverse sollecitazioni a cui l’alveare è sottoposto. Le interazioni genotipo-ambiente, i cambiamenti climatici ed altri diversi fenomeni possono influire sul livello di resistenza degli insetti. E’ stata dimostrata ad esempio la relazione tra la qualità dell’alimentazione proteica e il livello di resistenza ad alcuni fenomeni ambientali ed ai patogeni, così come il legame tra la presenza di pesticidi ed alcuni fenomeni patologici. I dati raccolti hanno infatti dimostrato che diversi agenti di stress, interferendo con il sistema immunitario dell’ape possono indirettamente facilitare esplosioni virali che possono rapidamente condurre a morte le colonie. Un tale modello – ha aggiunto Lodesani - può consentire l’interpretazione di una serie di fenomeni collegati con la salute delle api e, dunque, indirettamente con le produzione apistiche e più in generale con le produzioni agrarie. Tutto ciò evidenzia la necessità di rivedere l'intero sistema agricolo. Al momento, la prosecuzione dell’attività di monitoraggio iniziata con il progetto APENET, sta continuando con un maggior numero di “centraline biologiche” per tenere sotto osservazione il fenomeno e capirne le correlazioni con l’ambiente circostante. Al momento questo sistema di monitoraggio è lo strumento più efficace di cui disponiamo per difendere il patrimonio apistico nazionale”.
La creazione della rete di monitoraggio nazionale Apenet ha contribuito alla dimostrazione del carattere endemico di Nosema ceranae in Italia, ha permesso la realizzazione di un’indagine sistematica sulla presenza e distribuzione geografica dei virus delle api e sulla presenza di residui di pesticidi (pesticidi, acaricidi e neonicotinoidi) in api, polline e cera, evidenziando una presenza di acaricidi nella cera particolarmente rilevante; inoltre ha contributo alla conoscenza del valore nutrizionale del polline e alla conoscenza della mortalità annuale e invernale degli alveari. Questo lavoro ha portato alla creazione di un database aumentando la sensibilità alla segnalazione degli eventi di moria così da poter ufficializzare detti eventi, evitando che gli stessi passino inosservati senza il coinvolgimento delle autorità competenti.
Per altre informazioni visitare il sito www.cra-api.it